Feci così la conoscenza con una delle persone più straordinarie che abbia mai incontrato. Gli spiegai il mio problema e lui, con un modo di fare e un sorriso che non avrei più dimenticato, mi disse che aveva ciò che faceva al caso mio. Mi invitò a visitare il suo laboratorio (una stanza colma all'inverosimile di strumenti di ogni genere) e da un caos indescrivibile vennero fuori un doppietto da 60 mm di diametro con focale da 600, due oculari ortoscopici da 20 e 6 mm, un oculare da campo e una Barlow molto artigianali (immagino autoassemblati). Mi spiegò il funzionamento dei gruppi ottici con parole molto semplici ma efficaci e mi fece vedere qualche esperimento come lampade che brillavano di una strana luce violacea e pannelli fosforescenti rappresentanti il cielo stellato che al buio brillavano di luce quasi propria. Mi accorsi così che sotto quel carattere mite e modesto si nascondeva una vastissima e straordinaria cultura scientifica. Seppi in seguito che Padre Lambertini era l'ideatore e il costruttore di quegli splendidi presepi viventi che avevo ammirato fin da bambino. Concordammo un prezzo di 20000 Lire per l'obbiettivo e di 5000 Lire per ogni accessorio; però non volle vendermi il prezioso materiale a scatola chiusa e mi invitò per la sera stessa o una successiva (non ricordo bene) per vedere di persona il funzionamento dei gruppi ottici. Mi presentai puntuale all'appuntamento. Padre Lambertini mi ricevette e salimmo assieme sul tetto della chiesa. Da una stanzetta sbucò fuori un tubo da stufa che si rivelò essere un riflettore di tutto rispetto sopra al quale venne fissato, a mo’ di cercatore, un tubo al quale erano state fissate le mie future ottiche (seppi in seguito che il “tubo da stufa” era famoso in tutta Ravenna). Cominciammo ad osservare. Mi ricordo come se fosse ieri un Saturno (che allora come oggi si trovava nei Gemelli) da favola, una Nebulosa di Orione con Trapezio annesso da mozzare il fiato e la doppia di Andromeda che si mostrava in tutto il suo splendore. Durante i giorni seguenti cominciai ad assemblare il tutto. Deciso a non ripetere gli errori precedenti cominciai dal cavalletto. Convinto che un supporto su quattro appoggi fosse più stabile di uno su tre (è una bestialità, lo so, ma l'esame di meccanica razionale l'avrei sostenuto solo cinque anni dopo), mi procurai con mezzi non del tutto leciti (chiamiamolo prestito a tempo indeterminato) quattro robuste assi di legno da un cantiere edile nelle vicinanze di casa mia e le inchiodai alle estremità di una robusta e pesante croce di legno. Alla sommità le assi vennero fissate ad un tassello quadrato di legno e saltò fuori una specie di “quadrippiede” pesante come un macigno ma dotato di un certo grado di stabilità. Subito dopo costruii, interamente in legno, una rozza (ma questa volta efficace) montatura equatoriale. Gli assi erano realizzati con pezzi di un manico di scopa. Ovviamente non c'erano movimenti micrometrici ma quelli macroscopici erano fluidi e servivano egregiamente allo scopo. Alla montatura venne poi vincolato un tubo all'interno del quale erano state fissate le ottiche. Il primo oggetto puntato fu naturalmente Saturno. Uno spettacolo! Erano presenti anche alcuni vicini e i complimenti fioccarono. Questa prima osservazione fu ovviamente seguita da innumerevoli altre. Avevo finalmente un telescopio degno di tale nome interamente costruito con le mie mani. |