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Gli strumenti commerciali più abbordabili erano in pratica dei giocattoli, come quelli pubblicizzati alla fine di alcuni giornalini degli anni ’60 e ‘70: rifrattori da 800 ingrandimenti (e 50 mm di diametro !), magari inseriti fra i famosi occhiali a raggi X e le pistole giocattolo, fedeli riproduzioni di armi vere. Io stesso ricordo di aver posseduto un piccolo cannocchiale con il tubo sfilabile, ricordo che lo avevo smontato e la lente era in vetro, abbastanza spessa (forse un doppietto?), 30 mm di diametro, forse qualcosina in più.
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C’era anche una montatura, un mini treppiede alto si e no 15 cm: una vera impresa puntare qualcosa più alto dell’orizzonte. La lunghezza focale sarà stata di 250 mm e ricordo che smontai tutto per cercare di capire cosa non andava: infatti non riuscii mai a vedere niente di niente, ma probabilmente la mia imperizia fu la causa principale delle mancate osservazioni. Soprattutto il non avere la più pallida idea di cosa avrei dovuto vedere, di cosa volesse dire mettere a fuoco, dell’aspetto di una immagine in un oculare. Quante volte infatti dobbiamo aiutare i bambini alle osservazioni pubbliche perché non riescono a vedere nulla, magari nel nostro supertelescopio …
(ringraziamo sentitamente Fausto Focaccia per averci fornito le immagini delle riviste) |